Daniele Pugliese

guardare negli occhi l'assurdo

Memoria, musei, misfatti

In via Pietro Giuria a Torino c’è il Museo di antropologia criminale Cesare Lombroso.

Una teca al museo Lombroso

A differenza di numerosi piccoli musei privati nati in varie città e dedicati agli strumenti di tortura, ai serial killer, ad altre atrocità del genere umano, il cui intento sembra essere più quello di solleticare una certa morbosità del visitatore, di disinibire quella parte di sé che in genere si riesce a tener repressa e talvolta esplode drammaticamente, anziché quello di testimoniare o dar conto di cosa si sia riusciti ad esser capaci nel nostro lungo cammino ed indicarci le strade da non percorrere mai più, dalle quali merita allontanarsi, il museo Lombroso, di proprietà dell’Università, innanzitutto mette a disposizione del pubblico la collezione privata di uno studioso le cui teorie si considerano più che superate del tutto sbagliate, prive di fondamento, e che tuttavia ebbero, quando furono enunciate, una vasta adesione ed un ampio risalto. Risentivano di un’impostazione culturale alla quale ancor oggi si dà non poco credito, l’evoluzionismo darwiniano e la sua successiva derivazione da altre discipline alimentata nota come positivismo. Di qui provenivano e alimentarono a loro volta derive di pensiero razziste e, più che altro, capaci di giustificare ignobili violenze, fino allo sterminio, di intere categorie di persone.

Cesare Lombroso

Cesare Lombroso (1835–1909), all’anagrafe Marco Ezechia, veronese di nascita e torinese d’adozione, si dice ebraico d’origine, era medico, giurista e antropologo, e viene considerato il “padre” della moderna criminologia, benché le sue convinzioni si fondassero prevalentemente sulla fisiognomica e una tal impostazione oggi è considerata del tutto erronea. Pochi – in campo scientifico almeno, ma non forse nell’ambito dei pregiudizi – sono disposti ad accettare l’idea che si sia criminali dalla nascita, i comportamenti efferati e fuori legge siano insiti nelle caratteristiche anatomiche di un individuo e infine che maniaci, assassini, stupratori o evasori fiscali siano dotati di anomalie ed atavismi nella conformazione fisica con caratteristiche somatiche differente dall’uomo normale alle quali, appunto, sia da attribuire il comportamento criminale. Non fattori ambientali, educativi e sociali alla base dell’illecito, ma i geni e la conformazione che questi danno al corpo: l’altezza, la circonferenza cranica, gli zigomi, la forma del naso, l’ampiezza della fronte, il setto nasale.

A tutti gli effetti una pseudoscienza, priva di ogni fondamento, e tuttavia a Lombroso viene riconosciuto il merito di aver iniziato gli studi criminologici moderni e di aver ispirato, con alcune sue ricerche, le teorie della psicoanalisi applicata alla società.

A partire dal 1876 Lombroso espose la collezione di cui si era avvalso per i suoi studi, poi incrementata con numerose donazioni pubbliche e private: oggetti appartenuti a detenuti, manufatti realizzati da carcerati, arnesi di reclusi, armi ed abiti di banditi, corpi di reato, ritratti di prigionieri, foto di assassini, armi usate nei delitti, indumenti di briganti, proprietà di ladroni, tra le quali oggi andrebbero messi anche gli averi dei prescritti cronici, e ancora disegni anatomici, preparati di laboratorio, fotografie segnaletiche, verbali di interrogatorio.

La cosa più inquietante, però, sono i reperti umani. Credo in prevalenza crani di individui che si riteneva avessero commesso atroci delitti e fossero rei di incorreggibili reati. Non l’ho mai visitato e non so se ci siano anche organi conservati sotto formalina. Dubito ci siano cadaveri imbalsamati capaci di mostrare i presunti polpacci tozzi di uno strangolatore, i pollici abnormi di un pedofilo, le carie di un coprofago, il cervello del pazzo. Ma è evidente che i volti di quella galleria, le persone là esposte fossero quasi certamente, al di là delle loro eventuali inconfutabili responsabilità penali, dei poveri diavoli, perché è a tutti noto che peccano tanto i ricchi quanto i poveri e la psiche può ammalarsi o imboccare strade a fondo chiuso sia che si abbia il conto in banca o la Ferrari sotto casa che si sia nullatenenti e senza uno per far due, né che l’apprendimento dei segreti del carbonio o della ritmica in Bach siano garanzia di irreprensibili comportamenti.

È insomma facilmente intuibile che quegli esemplari da baraccone, quello zoo portato in pubblico, quell’umanità additata al disprezzo appartenessero ai pezzenti, ai diseredati o meglio privi di eredità e dello stesso sostentamento, agli straccioni. E ci sta, con una certa approssimazione ma non senza una buona dose di probabilità, che provenissero dalle zone disagiate del paese, dalle regioni dove regnava la miseria e ancor oggi si a sentire più che altrove, dai sobborghi e dai suburbi, dalla terra dove essa è più arida.

Francesca Gallello

Per questa ultima ragione – la prevalenza di meridionali fra quella fila di cere, teschi e poveri resti conservati nell’ex Istituto di medicina legale della mia città natale – Francesca Gallello – battagliera donna di Cirò Marina, paesino nei pressi di Catanzaro, che scrive, racconta, fa la moglie e la mamma cucinando leggendarie melanzane alla parmigiana e anima di iniziative disparate e di segno diverso, il panorama politico culturale del suo amato Mezzogiorno – s’è data come obiettivo, raggiungibile a suo dire probabilmente tramite un referendum o una raccolta di firme, quello di far chiudere il museo Lombroso.

«Offende la dignità umana e rende l’uomo piccolo – dice –. Quando verrà chiuso e sarà data degna sepoltura ai resti umani che vi sono esposti, quando le verità storiche del sud e dell’Unità d’Italia verranno inserite nei testi scolastici, quando verrà dedicata una giornata alla memoria per i milioni di meridionali morti a Fenestrelle, allora inizierò a sentirmi cittadina Italiana. Per ora sono solo cittadina del Sud, e non è poco».

Io le ho detto di non essere d’accordo sulla questione specifica della chiusura del museo, perché anche il fregio del Partenone esposto al British Museum, così come Yad Vashem, la conservazione di Auschwitz o forse una stele a Sand Creek o a Little Big Horne testimoniano di orrori ma ci fanno da monito, per cui preferirei delle ragionate didascalie alla sparizione della memoria e all’occultamento delle prove. Inorridisco ancora, senza nulla togliere alle vittime in carne ed ossa, alla distruzione dei Buddha di Bamiyan scolpiti fra i 1.500 e i 2.000 anni fa nelle pareti di roccia della valle di Bamiyan, in Afghanistan, a 2.500 metri di altitudine, con tutto il rispetto per chi crede in Allah.

Quanto al resto non posso che comprenderla e darle ragione: il relativismo culturale e la diffidenza verso le ideologie dominanti è salutare prima di tutto in casa e senza di esso fatica a spingersi fuori dai propri confini. E poi c’è quel quarto di bue mio che affonda in pieno Sud, il lato terrone di me, il debito certo a Vallo della Lucania e forse prima ancora a un qualche luogo della Puglia, a giudicare dal mio cognome.

Vorrei solo dirle di non avvalersi del referendum per questo scopo: queste questioni non hanno a che fare con la democrazia. Le battaglie culturali non si fanno a suon di crocette. E le maggioranze non hanno sempre ragione, addirittura, talvolta, possono fare dei veri e proprio orrori.

14 Risposte per “Memoria, musei, misfatti”

  • Personalmente sono per la chiusura del museo lombroso, per cui mi trovo sicuramente d’accordo con la Presidente di “RADICI” Francesca Gallello, poiché questo posto offende veramente la dignità umana ma, principalmente, la dignità dei popoli del sud. Il museo va chiuso e, se proprio lo vogliono tenere aperto affinché sia di monito per tutta l’umanità, che lo facciano pure, ma devono essere evidenziati gli errori e gli orrori che si sono susseguiti a seguito dell’apertura dello stesso.

  • E’ assurdo che in un paese democratico come l’Italia possa esistere un orrore del genere.
    Mi auguro che la S.ra Gallello riesca nel suo intento.
    In bocca al lupo!

  • Conosco la storia del Museo Lombroso da un anno a questa parte una storia così orrenda disumana che ha investito l’onore e la dignità della gente del Sud. Stimo la Signora Gallello Francesca Presidente dell’Associazione Radici, che ha dato vita ad un movimento storico culturale, evidenziando tutti gli orrori del museo e della vera storia del sud con l’Unità d’Italia.Sono favorevole alla chiusura del Museo Lombroso e alla restituzione dei corpi dei meridionali per ridare degna sepoltura ai resti umani oscenamente esposti come trofei di guerra.

  • Come si fa a tenere aperto un museo del genere? un museo dedicato ad una mente criminale come lombroso. Mi auguro che l’Italia si svegli presto e che venga chiuso questo “Museo degli orrori”. Spero vivamente che la sig.ra Francesca Gallello riesca a breve tempo nel suo intento e faccia chiudere e dare degna sepoltura alle povere persone uccise innocentemente nel nome dell’Unità di ITALIA.

  • Quanto sostiene Francesca Gallello in merito alla chiusura del Museo, è pienamente giustificabile e non si può non essere d’accordo. Ma l’artata motivazione delle ragioni scientifiche (sic!) sempre anteposta dalla direzione del museo con ostinata determinazione, rappresenta un vero ostacolo. Sappiamo invece che in larga parte quei resti sono la riprova degli “orrori” storici perpetrati ai danni di decine di migliaia di duosiciliani da parte dei piemontesi e soprattutto degli insorti. Una soluzione “Auschwitz” addirittura potrebbe essere consigliabile e rivelarsi vincente più che chiedere la chiusura del Museo. Una petizione popolare ? E’ già qualcosa ma in effetti potrebbe non essere sufficiente. Ci vorrà altro, forse idee più forti e atti più convincenti.

  • Spesso si arrivano a conservare ricordi storici come il museo in questione, senza che abbia alcun valore scientifico o morale, tendendo poi ad occultare la vera storia come quella del sud fomentando la disinformazione. sono del parere che se esistesse una buona conoscenza del passato si potrebbe anche tenere aperto un museo del genere,(c’è a chi piace l’orrido),ma non in un paese dove si bada piu al superfluo che all’essenza. Mi reputo solidale alla signora Gallello

  • le idee sbagliate si combattono, sebbene la tolleranza impone il rispetto di qualunque pensiero. la lotta a Lombroso deve essere fatta su base scientifica ricordando che quelle sue teorie sono false, grottesche scientificamente errate. Poi, la storia non si cancella ed allora, penserei che è bene che questo museo rimanga come monito, per denunciare che superstizioni e bislacche teorie non sono scienza

  • la città Tecnologica d’italia con questo museo è riuscita perfettamente a mostrarsi per quella che è: cinica . Stando ai concetti di questo pseudo scienziato oggi dovremmo metterci buona parte del parlamento sotto alcool o aldeide formica, perchè sicuramente nei loro cervelli si trova corrispondenza alle baggianate del lombroso. Sono briganti degni di addobare le teche del “museo”.

  • mi definisco meridionalista fino al midollo, donna del SUD, brigantessa ”’senza armi”’ma l’uniche nostre armi sono la cultura , e sopratutto vogliamo la verità sull’eccidio meridionale, UN POPOLO CHE NON SA IL SUO PASSATO, NON PUO’ SAPERE IL SUO PRESENTE…il museo LOMBROSO E DA CHIUDERE, NON CAPISCO IN UNA NAZIONE DEMOCRATICA COME FACCIANO A TENERE ANCORA APERTO UN MUSEO DEL GENERE….un criminale come lombroso dovrebbero toglierlo dai libri di storia, unica definizione x lui è CRIMINALE….

  • Credo che il discorso del museo “Lombroso” sia alquanto complesso e legato all ottica con cui la si guarda, personalmente accostare tale museo ad Auschwitz credo sia una nota stonata……….l autore di tali teorie non si fonda su nulla di scientifico e diffonde idee che fomentano preconcetti i quali conducono solo al razzismo!

  • Il sud ha sofferto e soffre per una Unità che ha portato dolore e inganno, questa è il mio pensiero e questo è ciò che risulta da quelle verità storiche nascoste. Il museo Lombroso è un’offesa all’intera umanità, certamente non si deve dimenticare ciò che è stato, ma si potrebbe ricordare con una galleria fotografica ed un museo che indichi le verità storiche, museo che per settembre sarà inaugurato ad Umbriatico (kr) , curato e realizzato da me e dal mio gruppo Radici…. perchè per ricordare non si devono tenere in bacheca resti umani, tutti hanno diritti ad una degna sepoltura, in nome di Dio ed in nome di quella che è o dovrebbe essere il rispetto della vita umana. Ringrazio Daniele Pugliese, per aver scritto questa nota e per aver dato luce al mio pensiero . Ciò dimostra quanto grande sia il suo cuore . Io lotto e continuerò a lottare affinchè questo museo venga chiuso e affinchè le verità storiche del sud e dell’Unità d’Italia, vengano scritte e portate sui banchi di scuola. Francesca Gallello.

  • Il potere cattivo si serve di tutto ciò che possa portargli beneficio a detrimento delle genti, le teorie di Lombroso furono funzionali a giustificare agli occhi dell’opinione pubblica europea l’aggressione al più antico e pacifico Stato d’Europa.

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