Daniele Pugliese

guardare negli occhi l'assurdo

La recensione del Tirreno

Così lo scrittore modifica il destino della protagonista
Affascinante operazione quella del giornalista Daniele Pugliese che firma “Io la salverò, signorina Else”, ispirato ad un classico di Arthur Schnitzler
di Antonella De Vito

L’idea è affascinante: entrare in un romanzo per modificare il destino del protagonista.Ma può anche essere un esperimento alquanto pericoloso se il testo è d’autore, ed appartiene alla storia della Letteratura con la “elle” maiuscola, come appunto è la novella di Arthur Schnitzler “La signorina Else”, dalla quale Daniele Pugliese è partito per istaurare un dialogo con la diciannovenne protagonista e tentare di cambiarle il destino, evitandole il suo suicido, causato dalla vergogna di doversi mostrare nuda agli occhi di un vecchio amico di famiglia, che ha il potere di aiutare economicamente il padre, pericolosamente indebitato.

Dunque il primo complimento da rivolgere a Daniele Pugliese è quello di essere un coraggioso, dote non trascurabile di questi tempi, soprattutto per chi scrive libri e accetta di sottoporsi al giudizio di un pubblico. Nel suo testo intitolato “Io la salverò, signorina Else”, edito da Portaparole (pp. 108, euro 14,50), l’autore che proviene da un’esperienza trentennale di giornalismo, compie un’interessante operazione stilistica, lavorando sul passaggio dal monologo interiore, attraverso il quale la protagonista si esprime nel romanzo di Schnitzler, al dialogo con un generico DP, che ovviamente è lo stesso Pugliese, per creare un contraddittorio che conduca la ragazza verso l’analisi di temi che possono salvarla, prima fra tutti la concezione della morale.

Certo la Elsa di Schnitzler va contestualizzata perché vive nel 1924, ma al di là dell’epoca storica restano i turbamenti, le riflessioni, le paure e i desideri di un’adolescente che si confronta con il mondo. Ed infatti, i temi affrontati restano di attualità e forniscono spunti di riflessioni a partire dall’analisi della famiglia borghese sentimenti che vive di apparenze ad una mercificazione dell’amore e dei sentimenti, al rapporto economico delle relazioni umane, per cui all’epoca come oggi, troppo spesso succede che non si dà niente se non si riceve qualcosa, come offrire del denaro per salvare un uomo in difficoltà, ma solo dopo aver visto la nudità della figlia.

Senza voler esprimere un giudizio sulla scelta del suicidio, comunque da rispettare, Pugliese fa riferimento alla psicoanalisi, metodo che del resto lo stesso Schnitzler approccia come contemporaneo di Freud. All’autore, oltre al già citato coraggio, vanno attribuiti anche altri meriti, dall’aver utilizzato una scrittura colta e raffinata all’aver acceso in molti l’interesse a rileggere o leggere per la prima volta il romanzo di Arthur Schnitzler, fino alla riproposta di temi centrali dell’esistenza, che oltre a creare una consapevolezza nella giovane diciannovenne, tendono a farla sorgere anche in chi si confronta con il libro.

Il Tirreno, 18 aprile 2013

Il pdf della recensione su Il Tirreno del 18 aprile 2013

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